Realismo magico: un’espressione che, sola, apre il nostro immaginario verso un mondo incantato.

Martedì 6 marzo 2019, lo scrittore colombiano Gabriel García Márquez avrebbe compiuto 92 anni. Così ci ha ricordato Google. “Cent’anni di solitudine” è certamente la sua opera più famosa, ma non il solo. Anni fa scrisse una breve storia, realista, che pubblicò sul principale quotidiano di Bogotà capitolo dopo capitolo, per la durata di alcune settimane. “Racconto di un naufrago” fu il titolo dato a queste pagine di Márquez, la cui penna stese in nero ciò che le labbra di un marinaio avrebbero lasciato in bianco.
Dieci giorni. Solo. In mezzo al mare tra squali e tramonti, fame e miraggi. Ma ciò che più colpisce è il continuo altalenarsi di speranza ed abbandono, fiducia e delusione.

Passano i gabbiani! Terra! Un aereo, mi avranno visto!…

Semplicemente nada. E mangiare un uccello morto, e poi un pesce rapito dal nemico. Nada, semplicemente nada.
Dieci giorni. Solo. In mezzo al mare come nemmeno il profeta Giona aveva fatto. E quando tutto sta per finire e lui si accosta nella “balsa”, la scialuppa, ecco che l’istinto di vivere torna prepotente e non lo lascia in pace, lo possiede e lo salva. Verso dove? Non si sa.

Un viaggio magico
Realismo magico: un matrimonio in Villa de Leyva (Boyacá, Colombia)

Intanto sulla costa, anzi dentro il continente, alcuni anni dopo, un altro colombiano si fa conoscere. Tra attentati e violenza, il grande, narcotrafficante, il “Robin Hood páisa”, il benefattore di mezza Medellín domina la scena. Pablo Escobar Gaviria. Ce lo presenta la storia, insieme ai suoi testimoni e Netflix con la famosissima serie “Narcos”. Cosa può spingere un uomo a tanta violenza? Questa forse è fra le tante domande quella più globale, per così dire. Per i soldi ed il potere, il controllo del mercato ed il “rispetto” del governo, fu necessario agire il terrore. Terrorista, ecco cos’era Pablo. Eppure la serie TV lo presenta con un lato malinconico e pensieroso, legato alla famiglia (a modo suo) è vicino ai poveri della sua città natale.


All’inizio dell’episodio in cui si racconta la morte di Pablo, la voce narrante dell’agente della DEA Murphy parla di “realismo magico”: questo stile letterario, inventato dal suddetto premio Nobel per la letteratura, è capace di unire realtà e magia, i fatti ai sogni. La vita di Escobar in effetti fu un po’ così: assurda nella sua sensatezza. Il male quando prende possesso di qualcuno è capace di generare disastri inimmaginabili.
Intanto, il naufrago lentamente non può che lasciarsi guidare dalla corrente. Forse la sua vita sarà salvata…