“Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.” (Vangelo di Matteo, capitolo 1, versetti 18-24)

San Giuseppe. Papa Francesco, la mattina del 19 marzo del 2020, festa di San Giuseppe, nonché festa del papà, ha lanciato alcuni spunti di riflessione interessanti sulla “precisione” del falegname Giuseppe nel definire gli spigoli mondani tanto come nell’abitare il “mistero”, lo spazio al di là dello spazio. Giuseppe è una escalation…

“Per educare un uomo-Dio ci voleva un uomo-Dio”, ha detto il Papa, “eppure Dio ha scelto un uomo per farlo, un uomo giusto”.

Dio ha scelto Giuseppe, un semplice falegname, per educare quello che i Cristiani considerano il Figlio di Dio stesso. Promesso sposo di Maria, vive secondo la legge ebraica, la Torah, perché ebreo. Promesso, relazione agli albori, fedele al rispetto delle tappe, della gradualità, dell’altro.

La sua fidanzata si trova incinta.

Giuseppe era un semplice falegname, un ebreo, ma non era stupido, anzi. La sua riflessione è assolutamente logica: “Maria è incinta, è andata a letto con qualcuno”. Scientifico, matematico: se A implica B, allora se avviene A, accade B.

Ma… qui l’ulteriore grandezza di quel semplice. Quell’uomo era sí un uomo ma era un uomo “giusto”. Giusto perché seguiva la giustizia, non più però quella della Torah, la legge ebraica, lui ebreo. Come insegna l’episodio della donna adultera portata dagli Ebrei a Gesù, se Giuseppe fosse stato “legale” e “giusto”, avrebbe denunciato Maria.

L’avrebbero lapidata. Morta, “giustamente”.

Interessante che il testo del Vangelo dica che Giuseppe decide di ripudiarla in segreto perché era “giusto”. Giusto proprio perché non compie la giustizia. Ciò significa che il Vangelo parla di una giustizia più giusta della giustizia divina, quella della legge ebraica, la Torah.

L’escalation di Giuseppe, la sua ascesi, prosegue.

Sceglie Giuseppe, sceglie da solo, in segreto, solitudine estrema di violazione della legge. Oltretutto che c’hai le corna! Che forza stare in piedi da solo in quel dolore, aspettative disilluse, Abramo che ammazza suo figlio Isacco, Elia che vuole morire sotto una pianta.

Ed è qui che entra in gioco Dio, inaspettatamente.

“Mentre”, durante questo processo di coscienza più retta della rettitudine, “però”, avversativa, c’è un cambio.

Gli appare un angelo, cioè un messaggero, come si diceva in greco antico. Con le ali, chi lo sa, di certo qualcuno di altro da lui, un’altra persona o un’altra idea, un sogno, ma insomma: non lui, non Giuseppe.

La mano che blocca il patriarca, i corvi che nutrono il profeta…

“Non temere”. Ma perché: temeva Giuseppe? Era per timore che non prendeva in sposa Maria? Perché altrimenti l’avrebbe fatto? Se l’angelo gli dice di non temere è perché lui temeva di sposarla, perché era incinta di un altro. Cosa significa questo timore? Non lo possiamo sapere. È un segreto di Giuseppe.

Ma l’escalation di Giuseppe raggiunge l’apice, il vertice, l’estasi: “obbedisci figliolo!” Quello dell’angelo è un ordine, “fece come gli aveva ordinato l’angelo”. Un ordine. Un ordine che intercetta ciò che stava nascosto sotto quel timore.

Giuseppe viene smascherato.

O forse, più che smascherato, viene spogliato. Spogliato della sua giustizia. Spogliato della sua giustizia “ingiusta”, giustizia resa a sua volta ingiusta. La coscienza retta traviata, stortata. Movimento. Da serrata a aperta, schiusa quando prima era chiusa.

“Giusto è ciò che dico io!”, assurdo ai tuoi orecchi, pazzo ai tuoi occhi… logica illogica, nuova logica irrazionale, sbagliata, impossibile. Isacco ritrovato, Elia desideroso di vivere.

Maria tra le braccia di Giuseppe.

Il mistero accolto nel suo accadere trascendente, eccessivo, spiazzante, rigenerante.

Giuseppe, l’artigiano del mistero.