Un piccolo assaggio, una “tapa” di cultura islamico-senegalese, offerta dal nostro amico Khayar M’Baye. Per camminare sempre più insieme verso la conoscenza di un Islam aperto ed integrante… e verso una società in cui le leggi si limitino ad essere tali, così da poter riconoscere nella libertà dell’incontro accogliente la chiave per un mondo migliore.

Spesso si ripete che la giustizia è dare a tutti ciò che gli è dovuto, oppure ciò che meritano. La giustizia è dunque una condizione della pace. E l’amore è una condizione del perdono.

È in tal senso che il poeta e presidente senegalese Leopold Sedar Senghor insiste sulla convivenza attiva tra gli esseri umani evidenziando la civiltà dell’Universale. Secondo lui, è necessario che la gente si senta unita e che ci sia un ardente desiderio di vivere insieme. Sostiene che la pace, con la sola giustizia e le leggi della società, permette una coesistenza passiva; mentre la gente ha bisogno di una convivenza attiva basata sull’amore con grandissimo rispetto delle differenze.

In effetti, la maslaha, “strumento”, mezzo attraverso il quale far incontrare e vivere le differenze, partecipa “all’epanouissement” di un buon vivere insieme.

Secondo il pedagogista Oumar Sankhare, il bilabiale “m” di maslaha traduce l’amore, il dono che gli uni e gli altri possono davvero reciprocamente essersi. Il “aslaha’” esprime gli interrogativi che si possono fare di fronte alla fallibilità della natura umana.