È finalmente disponibile il mio secondo libro: “Gli ermenauti”! Dopo il “successo” : ) di “Mario, gioca semplice!” (Ed. San Paolo, 2016), ha finalmente preso la luce questo romanzo, ispirato all’esperienza che ho fatto come educatore di adolescenti italiani, figli di migranti a Barcellona, durante i miei primi 3 anni qui in Spagna, con la Comunità cristiana italiana qui presente. Disponibile su Amazon.

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Gli Ermenauti non sono altro che viaggiatori, “viaggiatori in cerca di messaggi”.

Questa è la scoperta che fa Giacomo, uno dei 5 adolescenti protagonisti del romanzo, insieme a Maria, Damiano, Teddy e Berenice, grazie ad una delle tante lezioni di filosofia che frequentano al Liceo italiano di Barcellona.

Tutti e cinque infatti sono italiani di nascita ma migrati, ovviamente non per scelta propria ma delle loro famiglie, nella capitale catalana. Il protagonista di questo romanzo è dunque l’amicizia, quella forza, all’inizio debole come ogni germoglio, che li libera lentamente dalla solitudine a cui sono inizialmente condannati: la solitudine adolescenziale nei confronti delle loro famiglie, ciascuna con le proprie difficoltà, piccole o grandi che siano, e la solitudine del migrante che, benché non profugo né rifugiato, ha comunque dovuto recidere dolorosamente alla radice la maggior parte delle relazioni costruite nell’infanzia, rendendoli come stelle senza costellazione.

Queste due solitudini, apparentemente proprie solo degli adolescenti e dei migranti, riflettono in realtà l'”intima solitudine” di ogni essere umano, chiamato ad ascoltarla, spesso anche a cercarla tra il frastuono di ogni giorno, per lasciarsi guarire dall’affetto e dall’amore degli altri.

E se le splendide vie di Barcellona con i loro monumenti fanno da sfondo alle vicende di questi ragazzi, la cultura italiana ed europea li abbraccia provocandoli, smuovendone le piccole certezze malinconiche, grazie soprattutto al contesto scolastico in cui passano buona parte delle loro giornate.

Ma è soprattutto il prof. Gianluca Cristiano, sposato con la particolarissima Françoise, donna “in-ferma” e sofferente, a stanarli dall’immobilismo della solitudine: le sue lezioni di filosofia offrono loro spunti e confronti che li inquietano positivamente, aiutandoli ad uscire dalla loro chiusura.

Questa è la trama, o meglio, la chiave di lettura della trama, di un racconto che rispecchia quella della vita degli adolescenti d’oggi e forse di sempre: una trama senza trama… almeno in apparenza.