Cos’è lo spirito? Un breve articolo da gustare davanti ad un buon caffè… è possibile reintrodurre nel nostro panorama culturale la “dimensione spirituale”, senza necessariamente ricorrere a Dio o al misticismo naturale?

Sediamoci a bere sto caffè. Prendiamoci un tempo per rilassarci, riflettere (non troppo) ed ascoltarci. Sentiamo il suo aroma che sale fin dentro le nostre narici e sveglia, nel migliore dei casi, immagini di terra bagnata di pioggia, o forse, più semplicemente, del bar affianco a casa dove spesso lo bevevamo fino a poco tempo fa.

Che cos’è lo “spirito”? 

Se pensiamo a Dio, la nostra tradizione cristiana ci invita subito ad alzare lo sguardo, verso il cielo, dove risiede il Padre. Siamo noi credenti o no, il nostro pensiero è influenzato dalla cultura in cui siamo nati, da ciò che ci hanno trasmesso i nostri genitori, da quanto studiato a scuola e imparato tra libri e televisione…

Ma che cos’è lo “spirito”? È necessariamente qualcosa di divino? Oppure è qualcosa di diverso da Dio?

E poi c’è anche la tendenza contemporanea, di reazione anti-materialista, che sta provando a scindere Dio dalla spiritualità, ripercorrendo a modo suo le orme della tradizione buddista: mindfulness, meditazione, respirazione, autocoscienza, fuga dallo stress, sono le pratiche che oggi più che mai stanno tornando alla ribalta nel nostro mondo occidentale.

Ma che cos’è lo “spirito”? È l’anima del mondo, l’“anima mundi”, il Logos stoico, l’intelligenza del mondo, lo spirito che permea la natura, come per Spinoza, per cui è un modo di essere della natura divina (Deus sive natura) e soprattutto per Hegel, per cui tutta la realtà è spirito, la materia è spirito, la storia è spirito? Panteismo: tutto è divino, tutto è spirituale, perché Dio è spirito e lo spirito è divino.

Ma cos’ha da dire la filosofia oggi sullo spirito? Non è stato già detto tutto? Non è stata già sancita la “morte di Dio”, così come la decretò Nietzsche in La gaia scienza. La fine dei “grandi racconti”, tra cui quello hegeliano, di cui parlava Lyotard coinvolge anche le religioni che fanno dello spirito e di Dio i loro capisaldi?

Che cos’è lo “spirito”? È forse affare della religione soltanto? Dio sarebbe colui che permette la vita spirituale,dando senso alla vita stessa, dandole una direzione ed un significato?

Ma che cos’è, oggi, lo “spirito”?

Sono tante, molte più di queste, le domande che oggi possiamo farci su di esso, cercando di demolire ogni suo concetto ereditato a-criticamente ed ogni sua presunta realtà.

Però oggi, durante questo caffè rilassante, lo gusteremo come fosse un biscottino, un cioccolatino che esalti il sapore della nostra bevanda amara.

Il punto di partenza di questi spunti di riflessione va in direzione opposta al materialismo.

Non tanto perché da sempre lo “spirituale” si è definito in alternativa al “materiale”, distinzione che non condivido, ma perché il materialismo è un estremizzazione del “materiale”, della materia, della fisicità e dei corpi.

Il materialismo socialista, fondamento del comunismo russo, cubano e probabilmente cinese, nacque in risposta all’eccesso spiritualista diffuso da Hegel, secondo cui anche la materia è spirituale. Questo tipo di materialismo trova la radice del suo opporsi allo “spirituale” in quello che Marx definiva il rapporto tra la “struttura” economica e la “sovrastruttura” culturale: il tuo modo di pensare, così come la nostra cultura, dipendono interamente dalla nostra condizione economica e dai rapporti sociali che ne derivano. Che in parte sia proprio così è innegabile, ma lo stesso si potrebbe dire per la religione, la lingua, il gusto estetico, l’abbigliamento…

Ciò su cui voglio però fare un bello zoom è l’esclusione a priori della dimensione “spirituale” in quanto “non originale”, derivata.

Ne Lo spirituale nell’arte del 1912, Kandinsky cercò di mostrare come gli stessi colori, il blu, il rosso e soprattutto il giallo, possedessero una dimensione “spirituale”: non nel senso che parlano o pregano, ma perché sono in grado da soli di toccare l’anima umana, lo spirito umano.

Ma cosa c’è di più materiale di un colore?

Eppure i colori non esistono da soli, senza qualcosa che sia colorato. Così come non esiste nulla che non sia concreto, individuale, singolo e unico, materiale.

Sí, paradosso dello spirito è che al mondo tutto ciò che esiste è materiale. Materiale, sí, ma non solo. I colori, l’amicizia, la pace, Dio stesso se c’è, l’economia, la parola, tutto esiste solamente se appartiene a qualcosa di concreto, come degli oggetti colorati, degli amici veri, relazioni buone, persone e comunità devote, denaro ed aziende, voci…

Non esiste l’astratto da solo, isolato, le teorie, gli ideali e gli scopi.

“Beh, aspetta”, mi si dirà tra un sorso di caffè e l’altro, “i sogni, i desideri e gli ideali sono ciò che muovono la vita delle persone e dei popoli…”.

Sí, rispondo io, ma non esiste nulla di tutto ciò che non sia concreto, che non muova le decisioni di persone in carne ed ossa, società fatte di automobili, ospedali, case, parchi, tecnologia.

Ma che cos’è dunque lo “spirito”?

Se tutto è materiale, c’è ancora spazio per lo spirituale? Per qualcosa che, come per Kandinsky, tocchi l’anima delle persone?

Sí, dico io, lo spirituale esiste, lo spirito esiste, ma sempre e solo nel materiale, nel concreto, anima nel corpo, bellezza tra le note e le parole di una canzone, amore tra corpi che si abbracciano, gioia splendente su sorrisi felici, pace fatta tra strette di mano oneste, desideri impregnati di emozioni e passioni.

Lo spirito è innanzitutto qualcosa che esiste, che c’è, che è concreto e reale, non qualcosa di astratto e ideale, inventato dai poeti ed artisti di turno… 

Ma cos’è lo spirito, questo qualcosa che esiste, appartiene a tutta la natura, alle cose, agli animali o solo all’uomo? Gli oggetti hanno una storia, un senso, una finalità ben precisa, come per esempio una sedia che è fatta per sedercisi sopra. Eppure, una semplice sedia è più di una cosa dove sedersi, perché ha una storia, si è dedicato un tempo e dei materiali alla sua fabbricazione, la fatica dei lavoratori che l’hanno fatta e di chi ha ideato le macchine per produrla, il tempo dedicato a guadagnare i soldi per comprarla e quello a cercarla.

Così i muri, le case, i palloni, le scuole, i teatri… tutto ciò che è fatto dall’uomo ha un “valore spirituale”, non nel senso che ha uno spirito proprio capace di comprendersi e decidersi, ma perché ogni cosa è sempre più di se stessa, appartiene a contesti più ampi ed a progetti di vita. In gradi diversi ma è così.

E la natura? Ha la natura uno spirito? Mistiche memorie naïf orientali, mode anti-moderne che ricercano nella natura la “connessione” con se stessi, con ciò di cui si è parte. La natura, animali compresi, ha uno spirito, un andamento suo, le sue leggi e i suoi modi di autoregolarsi. La natura possiede una bellezza tutta sua, accoglie e spaventa, tormenta quando si fa malattia, ci genera e ci costituisce. Noi siamo natura, siamo esseri naturali, apparteniamo alla natura.

E lo spirito? Ce l’ha la natura uno spirito? Dipende dalla definizione di spirito, direte voi… è proprio quello che non voglio fare, definire lo spirito, pur consapevole che la mia concezione di spirito potrebbe esser ben definita. Divertitevi! Cercate di capire, tra un sorso di caffè ed un dolcetto, cosa intendo io per “spirito”. E poi confrontatevi con la mia idea e criticatela, martellatela, uccidetela… E schiacciatela sotto lo scarpone della vostra idea, ma solo dopo aver combattuto, non prima. Usatemi, usate le mie parole per farvi un’idea vostra, qualunque essa sia, non ho paura.

Ma che cos’è dunque lo “spirito”?

Lo spirito è, ed è quella componente della materia, del materiale, dei corpi e delle cose, che fa di essi più di se stessi, che rende un pezzo di antracite una pietra, un insieme di molecole di ossigeno l’aria che respiriamo, di un’assenza la morte, di quattro occhi un incrociarsi intimo di sguardi.

Le cose non sono mai solo cose, e questo perché esiste la vita, che con esse condivide il suo destino.

Questo è lo spirito: la vita.

La vita è il principio spirituale della materia.

“La vita è biologica!, direte… puro processo materiale di sostanze chimiche. Ma davvero lo pensate?

Eppure mai nessuno è riuscito a “creare” la vita dalla materia. Abbiamo creato bombe da atomi, cloni da embrioni, immagini da codici binari, eppure la vita non si crea.

Forse, tra pochi anni la scienza, con la sua fortissima profondità erotica, mi smentirà e la vita si potrà creare in laboratorio. Allora sí, l’essere umano sarà capace di creare lo spirito.

E le sedie hanno dunque uno spirito? Sí, ma non loro, non proprio. Entrano a far parte di una “dimensione spirituale”, acquisiscono un “valore spirituale” quando entrano nel circolo della vita, della natura, delle vite umane.

E in questo senso, mi capite, la vita umana gode un “privilegio spirituale”.

Grazie alla coscienza, alla libertà, alla drammaticità del suo modo unico di vivere la storia, quella propria come quella comune, la sua peculiare apertura agli altri e addirittura all’oltre, del tempo e dello spazio, del reale verso il possibile, verso un possibile Dio…

Dio non è lo spirituale, Dio potrebbe anche non esistere. Dio adesso non ci interessa: quello che vogliamo recuperare è lo “spirituale”, lo spirito che ciascuno di noi ha, è, di cui siamo parte.

Perché ciascuno ha il suo spirito perché ha la sua vita, unica e differente dalle altre. Eppure apparteniamo tutti alla stessa natura, alla stessa storia, concetti più concreti di quanto sembri. La storia non è altro che la distensione lineare della circolarità della natura, che genera una spirale sempre uguale e sempre diversa.

Ci hai mai pensato, bevendo un caffè, che sei un essere spirituale, che sei materia viva, un corpo animato oltre le cellule e gli ormoni? Che sei fatto di origine e storia, di relazioni e finalità, senso e significato, direzioni, sogni e prospettive?

Questo è lo spirito: tu! Tu sei lo spirito, incarnato, fisico e materiale.

Quale siano poi la sua dignità ed il suo destino, il tuo destino e la tua dignità, come materia spirituale o spirito materiale, e se lo spirito possa e come aprirsi a Dio, lo vedremo forse più avanti… intanto godetevi il vostro caffè, anche se sarà finito o, peggio ancora, freddo.